Le vere priorità degli imprenditori

La prima sortita del presidente designato di Confindustria, Giorgio Squinzi, è deludente. Infatti, almeno per ora, il suo programma consiste in una generica “lotta alla burocrazia per continuare a crescere”, come da apertura di prima pagina del Sole 24 Ore di ieri. Dalle ricerche dell’Ocse risulta invece che lo sviluppo dell’Italia non è tanto handicappato da molte più regolamentazioni che la Francia o la Germania.
21 APR 12
Ultimo aggiornamento: 13:46 | 21 AGO 20
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La prima sortita del presidente designato di Confindustria, Giorgio Squinzi, è deludente. Infatti, almeno per ora, il suo programma consiste in una generica “lotta alla burocrazia per continuare a crescere”, come da apertura di prima pagina del Sole 24 Ore di ieri. Dalle ricerche dell’Ocse risulta invece che lo sviluppo dell’Italia non è tanto handicappato da molte più regolamentazioni che la Francia o la Germania. Invece nelle rilevazioni della Banca mondiale per la possibilità di impresa (“doing business”), l’Italia è nella parte bassa della graduatoria a causa della pressione fiscale, delle complicate procedure tributarie, della lentezza della giustizia civile e dell’inefficienza di settori specifici della macchina pubblica. Ammesso che il problema centrale fosse il malfunzionamento delle istituzioni, il presidente della Confindustria dovrebbe uscire dal generico e dall’equivoco, menzionando le disfunzioni della giustizia, l’eccesso di incombenze fiscali confuse, la lentezza degli appalti pubblici.
Ma prima che delle pecche nella casa altrui, quella statale, la Confindustria dovrebbe occuparsi di quelle nella casa propria, che riguardano l’ingessatura delle relazioni del lavoro. In particolare Squinzi farebbe bene a prendere una posizione netta sulla tematica che più delle altre ha caratterizzato la differenza di programma fra i due contendenti alla presidenza. Anche perché Alberto Bombassei ha ottenuto solo 11 voti in meno (82 contro 93) nella Giunta dell’associazione. Senza contare che Squinzi ha vinto con l’apporto decisivo di imprese pubbliche e aziende del mezzogiorno. Bombassei sostiene che i contratti di lavoro nazionali dovrebbero fissare solo alcuni paletti mentre il cuore della contrattazione dovrebbe consistere nei contratti collettivi periferici e quelli aziendali. Con questo metodo anche la controversia sulle modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori circa i licenziamenti economici e disciplinari si semplificherebbe. Squinzi preferisce la concertazione con la Cgil o la contrattazione decentrata flessibile, che genera la produttività e quindi la crescita?